17 Ottobre 2005

Dipendenza da lui

Gent. dottore,
Le scrivo per sfogarmi un po' e per ricevere una sua consulenza . Le faccio brevemente il punto della situazione:
ho 21 anni, genitori separati e da quando avevo 16 anni inraprendo relazioni affettive sbagliate, distruttive.
prima dai 16 ai 19 cn un ragazzo che nn m poteva dare nulla, ero io che davo a lui, geloso e possessivo ci siamo molto isolati, mi ha tradito e io l ho inizialmente lasciato ma poi perdonato pur di non perderlo. il tradimento mi ha segnato molto, notti insonni e ansia e momenti d disperazione, a volte nn avevo nemmeno la forza di alzarmi al mattino per andare a scuola.
Per mettere fine a questa relazione decisi dopo la maturità di partire per Londra con una mia amica: nn essendo capace di mettere fine alla relazione l'ho sempre tenuto accanto a me, nonostante io fossi a londra e lui in italia, ci sentivamo al telefono e vedevamo molto spesso, io dovevo averlo lì, vicino a me, sempre pronto a rispondere al telefono e a parlare cn me al momento del bisogno..ciò nonostante ho continuato a fare la mia vita a londra.

finchè nn incontro un altro ragazzo con cui è ormai da un anno e mezzo che continuamo a prenderci e lasciarci (è sempre lui che lascia). anche questa una relazione travagliata, lui con bassa autostima di sè molto pessimista e io che lo rincuoro, lo incito a fare cose, lo sostengo mentre io vado sempre piu giu. la relazione diventa anche abbastanza violenta e complicata, liti quasi tutti giorni e discussioni pesanti.
Bene, ci lasciamo piu volte e io cado in uno stato di non-vita: nulla aveva + senso, forte ansia, notti insonni, poco interesse per il presente e i miei studi, e ho abbandonato il lavoro. Cerco d resistere ma nn ci riesco,è piu forte di me, anche se a poco a poco cercavo di uscirne.
Lui mi richiama e io che nn aspettavo altro ovviamnet torno perchè ho bisogno di Lui, di un suo abbraccio, bacio o parola per continuare a vivere in una maniera decente, riprendo gli studi, il lavoro.. stiamo insieme altri tre mesi con la consapevolezza che lui sarebbe partito per gli USA a fine estate per almeno tre mesi.
Ora lui sta per partire ci siamo salutati. è stato terribile. ancora una volta lo vedo allontanarsi da me e abbandonarmi. non so cosa succederà in questi lunghi tre mesi che mi aspettano, vorrei non aspettarlo perchè non credo di poter stare tre mesi ad aspettare una sua chiamata , e -mail che magari non arriverà. nello stesso tem,po so che ci rimarrò male se lui nn mi cercherà piu.
vorrei cercare di dimenticarlo e andare avanti, ma è difficile...anche perchè poi forse arriverà il rpossimo e io mi comporterò come per i due precedenti: tenendomeli vicino il piu possibile avevndo terrore di rimanere sola e abbandonata. però dott. io lo amo da morire...e lui anche....
grazie e scusi se non sono riuscita ad essere breve StAr


Ti rispondo con un brano tratto dal mio sito indicato nel tuo caso:
"Varie teorie son state elaborate sulla dipendenza affettiva, citerò in
questa sede quella di Giddens. Secondo quest'ultimo la dipendenza presenta
alcune specifiche caratteristiche: L'ebbrezza (il soggetto affettivamente
dipendente prova una sensazione di ebbrezza dalla relazione dei partner, che
gli è indispensabile per stare bene). La "dose" - il soggetto affettivamente
cerca "dosi" sempre maggiori di presenza e di tempo da spendere insieme al
partner. La sua mancanza lo getta in uno stato di prostrazione. Il soggetto
esiste solo quando c'è l'altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo,
ha bisogno di manifestazioni continue e tangibili. L'altro è visto come un'
evasione, come l'unica forma di gratificazione della vita. Le normali
attività quotidiane sono trascurate quotidianamente. L'unica cosa importante
è il tempo trascorso con l'altro perché attesta l'esistenza del soggetto.
Quando il partner non c'è il soggetto sente di non esistere e non è in grado
nemmeno di "pensare" ad una vita in cui il partner non ci sia. In realtà
questo modello di pensiero rivela un basso grado di autostima. Perdita
dell'Io - nella dipendenza affettiva esiste un alto rischio di perdita del
SE, della propria capacità critica e quindi, a maggior ragione, della
critica dell'altro, vissuto come irrinunciabile nutrimento. Il senso di perdita di identità è seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. In alcuni momenti si percepisce qualcosa di distorto nella relazione con l'altro, che la dipendenza è nociva e che se ne vorrebbe fare a meno, ma la
constatazione di essere intrappolati in un modello dipendente fa sentire
indegni e quindi spinge ancora di più verso l'abbraccio dell'altro che
accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di possedere. La dipendenza è
percepita come un'esperienza speciale e lo è nel senso che null'altro è
altrettanto soddisfacente.
Interessanti sono le considerazioni della psichiatria Marta Selvini Palazzoli. A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l' IBRIS, vale a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo."

Dr. Roberto Cavaliere
Psicologo

1 commento

  • leila

    Dipendenza affettiva

    Come la capisco!!!!!!! E' qualcosa che ti prende alla gola e non ti fa respirare e purtroppo stai male lo senti quando arriva basta una cavolata e subito pensi lui non ti vuole è vero tutto il resto non conta vedi solo lui
    Scritto il: 20/10/2005 14:34:53
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